Peppino Castello

partecipa al forum

Il Cantastorie a Monterosso Almo è nato nel 1994 all’interno della manifestazione del Presepe Vivente con l’intento di far rivivere una scena d’ambiente insieme alle altre che vi si rappresentano.

Anno dopo anno questa figura ha preso sempre più forma uscendo fuori dalla cornice iniziale della manifestazione natalizia, cantando e raccontando storie che vanno dalla tradizione popolare/letteraria a tematiche di accadimenti e riflessioni contemporanei.

A differenza del Cantastorie tradizionale (l’artista che si accompagna con la chitarra), a Monterosso Almo sin dall’inizio si presenta con due persone che si accompagnano con chitarra e fisarmonica, cosa che accentua la spettacolarità teatrale dell’esibizione.

L’obiettivo è quello di recuperare modalità espressive della tradizione letteraria e musicale della Sicilia e lo stile dei vecchi Cantastorie con l’intento, attraverso le storie presentate, di dare dignità e attualità alla figura stessa. 

Attualmente il duo è formato da Peppino e Sebastiano Castello (padre e figlio). Peppino Castello è l’autore dei testi delle storie, con esperienze in campo teatrale, musicale e poetico. Sebastiano, studente universitario in Ingegneria, è componente di un gruppo musicale Blues, suona la tromba, il fischietto, la chitarra ecc.

Il Duo, apprezzato da quanti hanno avuto modo di ascoltarlo, è stato invitato  da associazioni, Scuole e gruppi vari per approfondire e conoscere meglio la figura del Cantastorie, ormai quasi del tutto scomparsa.

L’ultima esibizione di rilievo del duo è stata a Roma in occasione della manifestazione nazionale LiberaContromafie organizzata dall’Associazione Libera.

 

 

Il repertorio

n.8

Emigranti

Musica di Giuseppe Castello, cartellone dipinto da Giovanni Dinatale. Anche questa è una riflessione sul fenomeno dell’immigrazione odierna dai paesi del Terzo Mondo, messa a confronto con l’Emigrazione della fine dell’Ottocento e del Novecento che facevamo noi verso l’America, l’Australia, il Belgio o la Germania.

n.7

A Paci

Musica di Mario Garofalo, cartellone dipinto da Giovanni Dinatale con la collaborazione di Giuseppe Castello. E’ una riflessione sul rapporto tra il Potere politico e la guerra nel corso dei secoli. E’ stata composta in occasione della celebrazione di una settimana dedicata al tema della pace in una scuola elementare di Modica mentre in Iraq divampava la guerra contro Saddam e le sue “armi di distruzione di massa”.

n.6

U Duellu

Musica tradizionale, cartellone dipinto da Giovanni Dinatale. E’ l’unica storia non scritta da Peppino Castello ma tratta dal repertorio del grande Cantastorie Ciccio Busacca e racconta del “duello” tra un ricco miliardario e la morte che è venuta a portarselo via.

n.5

Falconi e Borsellinu

Musica di Mario Garofalo, cartellone dipinto da Giuseppe Castello. E’ la storia esaltante e tragica dei due giudici Falcone e Borsellino che hanno impresso una svolta nelle indagini volte a combattere la mafia, utilizzando per la prima volta la figura dei  pentiti, riuscendo a consolidare una coscienza antimafia in tutta la nazione tradottasi nella costituzione di una Procura Nazionale contro la mafia.

n.4

A Lupa

Musica di Mario Garofalo, cartellone dipinto da Giuseppe Castello su disegni di Giovanni Dinatale, è tratta anch’essa dalla omonima novella del Verga.

n.3

A Libertà

Musica tradizionale, cartellone dipinto da Giovanna Roccuzzo, è tratta dalla novella omonima di Giovanni Verga e parla dei fatti di Bronte, quando Garibaldi arrivò in Sicilia con i garibaldini al grido di “Libertà!”

n.2

A cursa re birritti e re cappeddi

Musica di Mario Garofalo, cartellone dipinto da Adriana Stella su bozzetti di Giuseppe Castello, è tratta dalle “Parità morali” di Serafino Amabile Guastella. Parla delle ingiustizie raccontate dai “villani” della contea di Modica per spiegare le disparità di ricchezza nel mondo tra i ricchi e i poveri.

n.1

U Baruni re Canalazzi

Musica di Giuseppe Castello, cartellone dipinto da Giovanni Dinatale, è tratta da un manoscritto omonimo ritrovato e pubblicato nel 1993 nel centro giovanile “Giovanni Falcone”. Parla di un fatto di sangue accaduto nel caseggiato rurale del Barone dei “Canalazzi”, la cui figlia s’innamora del “barbiere” che periodicamente viene a fare il suo lavoro. Quando il Barone viene a sapere del fatto fa uccidere il barbiere dal campiere.